8 Marzo. Un pensiero sulle donne. - Due nomadi e mezzo
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donne che corrono una maratona

8 Marzo. Un pensiero sulle donne.

Questa mattina, dopo aver smaltito i lavori della settimana, mi ero decisa a scrivere il resoconto del nostro viaggio a Kenting. Poi, i messaggi di auguri mi hanno ricordato che oggi è l’8 marzo, e non potevo che condividere un pensiero. Al gusto di caramella al limone.

Mi avevano detto che non mi sarei trovata bene. “L’Asia ha ancora una mentalità maschilista, che relega la donna al ruolo di invisibile assistente.”

Quando sono sbarcata a Taiwan era questo che mi aspettavo. Quello che ho vissuto, invece, è stato molto diverso.

Ho trovato donne fiere, indipendenti, e capaci. Donne intrepide, che sfrecciano sui motorini con un neonato legato alla schiena e due bambini accucciati tra le ginocchia. Donne orgogliose del proprio lavoro, e che non esitano a far valere i propri diritti. Alcune di queste donne, grazie alla società, si sono potute rimettere in gioco anche dopo qualche anno dedicato ai figli, e oggi muovono milioni di dollari di fatturato. Sono queste le donne che mi hanno spronata ad andare avanti quando pensavo di non potercela fare. Che si sono improvvisate babysitter perchè mi prendessi qualche ora di pausa. Che mi hanno ricordato che anch’io sono una persona che si merita di sentirsi appagata, e non solo in famiglia.

E poi ci sono loro, le cosiddette “mogli a traino”. Sono le donne espatriate che hanno seguito il marito per inseguire il sogno di una vita migliore. Agli occhi del mondo sono persone che hanno mollato, che si sono messe da parte. Per me, che le vedo da vicino, sono donne che hanno investito tutto ciò che avevano in una scommessa più grande.

Le più fortunate sono finite in paesi in cui si sono potute integrare, anche lavorativamente. Alcune hanno trovato il proprio posto in aziende internazionali, altre hanno creato dei business da zero. Le più coraggiose, invece, sono emigrate in Medio Oriente, o negli Stati Uniti, dove la loro carriera, per motivi di visto, ha subìto uno stop.

Tutte queste donne hanno saputo costruire un network che scavalca i confini delle nazioni. Attraverso i blog, i gruppi Facebook, o chat di WhatsApp, condividendo un pò della propria vita, hanno saputo creare una famiglia allargata per chi la famiglia ce l’ha lontana.

Perchè siamo accusate di non sapere fare network? All’interno di questi gruppi, se pur virtuali, le donne si scambiano consigli, opportunità di business, ma, soprattutto, si danno una pacca sulla spalla quando serve.

Perchè in questa vita da expat piena di solitudine, sfide e cambiamento, un incoraggiamento è quello che fa la differenza.

Con tutto il parlare di resilienza, chi meglio di queste persone dovrebbero essere valorizzate? Chi meglio di queste coraggiose che hanno ipotecato una vita tranquilla per mettersi in gioco? Chi meglio di loro, che hanno osservato e sintetizzato il buono e il cattivo di diverse culture?

Ho voluto parlare di queste eroine contemporanee proprio perchè, in questo 8 marzo, quello di cui le donne hanno bisogno non è una mimosa, o una caramella al limone, ma ISPIRAZIONE.

Noi tutte abbiamo bisogno di ricordare, e non solo oggi, quanto siamo risorse preziose e capaci, e che, quando non troviamo nessuno disposto a credere in noi, dobbiamo essere le prime a farlo.

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