L'assistenza sanitaria dell'expat in visita - Due nomadi e mezzo
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L’assistenza sanitaria dell’expat in visita

Abbiamo superato la metà di Ottobre, e le decorazioni di Halloween ci annunciano che ormai Natale è alle porte.

Natale che, per noi come per molti altri expat con figli a seguito, significa rientro in Italia da nonni e zii desiderosi di recuperare il tempo perduto.


Rientriamo perchè Babbo Natale, impegnato con la manutenzione della slitta, non può certo rimanere aggiornato su tutti i cambi di residenza e non vogliamo che sbagli casa!

via @giphy

Per noi che siamo lontani il Natale ha davvero il sapore di festa, ma anche di panettone, torrone e tutte le prelibatezze che qui ci sono negate.

Ma chi, come noi, vive tutto l’anno in bermuda e Havaianas, sa che il Natale potrebbe anche assumere il gusto arancia VivinC.

Con sbalzi termici e cuginetti untori, la probabilità che un bambino si ammali è almeno del 150%.

Come sempre è nel momento del bisogno che realizzi che, andandotene, sei diventato un pò meno italiano e un pò più turista. E come ogni buon turista che si muove oltreoceano, devi preoccuparti della copertura sanitaria nel paese di destinazione. 

I diritto alle prestazioni mediche in Italia per gli italiani iscritti all’AIRE 

Se esci dall’Italia per più di 12 mesi puoi iscriverti all’AIRE (per chi non lo sapesse, Anagrafe Italiana Residenti all’Estero), la “nazione” degli italiani residenti oltre confine. 

L’iscrizione all’AIRE, tra le altre cose, comporta delle modifiche al proprio diritto all’assistenza sanitaria in caso di rientro temporaneo in Italia.

Per l’expat in visita si aprono tre scenari:

1. Expat italiano residente in un Paese UE. E’ il caso più fortunato! Avrà accesso all’assistenza sanitaria diretta. Traducasi, non dovrà anticipare le spese, perchè in possesso della tessera TEAM (Tessera Europea di Assicurazione Malattia);

2. Expat italiano residente in un Paese extra-UE senza accordi bilaterali (elencati qui). Gli italiani provenienti da questi paesi hanno diritto all’assitenza sanitaria per un periodo massimo di 90 giorni, trascorso il quale dovranno chiedere l’iscrizione temporanea alla ASL;

3. Expat italiano residente in Paesi senza accordi bilaterali. Naturalmente il nostro caso. Naturalmente il più sfigato. L’expat in questione, per accedere all’assistenza sanitaria provvisoria deve ottenere un documento che certifica il proprio status di emigrato (è rilasciato dal consolato italiano del paese di residenza) oppure firmare un’autocertificazione e richiedere il rilascio di un codice fiscale temporaneo. E’ sufficiente un codice per tutta la famiglia.

Per noi questo significa che non abbiamo diritto:

1. all’assistenza da parte del medico di base;

2. alle prestazioni ospedaliere tramite mutua;

3. all’acquisto di medicinali dietro il pagamento del ticket.

E significa anche che viaggeremo, come sempre, incrociando le dita di mani e piedi, sperando.

via @ giphy 

Sperando che le cinghie del passeggino Emirates infilate in bocca abbiano allenato gli anticorpi del pargolo. Sperando che la vita ad Oriente, ahimè non sempre ortodossa dal punto di vista igienico, abbia fatto il resto, rendendolo immune alla bomba batteriologica che ci attende.

Si sa, con il naso chiuso, il panettone non sa di niente….

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