Vaccini e fraintendimenti. L'impatto di una mamma expat con la sanità pediatrica. - Due nomadi e mezzo
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Vaccini e fraintendimenti. L’impatto di una mamma expat con la sanità pediatrica.

Lei è Betty, ed è la mediatrice culturale del nostro ospedale “di fiducia”. Quella a fianco, con un’epressione tutt’altro che entusiasta, invece, sono io.

La mia espressione è frutto del primo vero impatto da mamma con la sanità taiwanese, una mattinata trascorsa tra l’Health Bureau ed il reparto pediatrico dell’ospedale. No, fortunatamente nulla di grave, ma sono le due del pomeriggio e avrei tanto il desiderio di inabissarmi sotto le coperte con l’aria condizionata a palla e di svegliarmi l’anno prossimo.

Ormai è più di un mese che siamo rientrati, ed è il momento di fare il bilancio dei 6 mesi a Mr.F e, cosa ancora più importante, capire come procedere con le vaccinazioni.

La prima esperienza con gli ospedali taiwanesi l’ho avuta da paziente, all’inizio della gravidanza, e, nonostante tutti dipingano questo sistema sanitario come il migliore al mondo, è stato uno degli elementi che mi ha fatto propendere per il mio rientro in Italia.

Certo, la sanità pubblica locale, paragonata a realtà come gli Stati Uniti, è eccellente, una vera macchina da guerra. Si aspetta poco, si paga pochissimo, le medicine sono fornite q.b. dalla farmacia interna dell’ospedale. Ma proprio questa efficienza e questa rapidità possono trasformare un paziente in un numero.

E’ questa l’impressione che ho avuto nei quattro minuti (quattro!) che la dottoressa ci ha dedicato. Quattro minuti perchè ha fatto anche l’anamnesi familiare.

Ho sempre apprezzato la sanità italiana, e anche questa volta ho profondamente rimpianto la nostra pediatra precedente, che aveva speso ben 30 minuti del suo tempo solo per parlarci di svezzamento, scrivendo le ricette su carta, perchè non ce ne dimenticassimo.

Visita a parte, mi inquietava la tematica “vaccini”, e speravo che fosse proprio un dottore a chiarirci le idee. In particolare, mi preoccupava il fatto di combinare i due calendari vaccinali.

Perchè seguiamo il calendario vaccinale italiano

… una breve parentesi alla Piero Angela …

Alla nascita di Mr. F ci siamo addentrati nella tematica, abbiamo confrontato i piani vaccinali di entrambi i paesi e chiesto consiglio al distretto sanitario di nostra competenza territoriale.

Il vaccino più corposo a cui un bambino è sottoposto sotto l’anno di età è l’esavalente, e consiste in un’unica iniezione che difende da difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B ed haemophilus influenzae di tipo B. La prima inoculazione è solitamente attorno al terzo mese d’età e, successivamente, sono previsti richiami al quinto mese, a 13 mesi e a 5/6 anni. (fonte ISTITUTO SUPERIORE DELLA SANITA’)

Nei primi mesi di vita, inoltre, propongono il vaccino contro il rotavirus, che protegge appunto dalla gastroenterite da rotavirus, disturbo che dai 6 ai 24 mesi di età può causare una severa disidratazione. (fonte ISTITUTO SUPERIORE DELLA SANITA’)

Abbiamo deciso di seguire il calendario vaccinale italiano perchè ,quando sarà il momento di effettuare i richiami, l’ultimo in particolare,  con maggiore probabilità ci troveremo in Italia (o in qualche stato limitrofo, possibilmente).

Abbiamo pensato poi di integrare secondo il calendario taiwanese le vaccinazioni specifiche, come quella contro la meningite giapponese.

Semplice, o almeno all’apparenza. Se non fosse per quel piccolo ed insignificante divario linguistico e culturale…

Come è andata

Siamo arrivati al desk dell’ospedale molto presto, verso le 8:30, mezz’ora prima dell’apertura dell’ambulatorio. Lì siamo stati investiti dall’uragano Betty, che, sono sicura, viene pagata a complimento.

Ne è seguito un quarto d’ora di “Ma che bel bambino!” “Ma come ti sei ripresa velocemente!” “Ma come sei bella!” (da qui si nota quanto le sue parole siano DISINTERESSATE) “Il dottore era preoccupato per te!”

Seh …

Finiti i convenevoli, ci ha accompagnati al piano di sopra, dove un’infermiera ha pesato e misurato Mr.F ancora vestito.

Ed ecco che in lontananza appare un’infermiera con la siringa sguainata. La siringa più veloce del West.

“Il bambino ha sei mesi, oggi vacciniamo!!!”

No, aspetta, aspetta, voglio capirci qualcosa. E giù un bel quarto d’ora di traduzioni simultanee english-chinglish-chinese in cui ritornavano sempre le stesse frasi. Tutti parlavano, ma nessuno capiva qual era il punto.

Credo che, più che un problema di lingua, fosse un misunderstanding culturale. Qui, i genitori hanno un approccio molto più easy, molto meno protettivo, e, generalmente, si fidano.

Al contrario, ho percepito i genitori italiani come molto più “consapevoli” e partecipi della salute, e di tutto ciò che riguarda i propri figli. Forse sono abituati a stare sempre allerta, per individuare le falle del sistema che, a casa nostra, sono numerose? E’ forse una questione di tradizione? O semplicemente sono stati allenati al pensiero critico?

Fortunatamente non avevamo ancora le carte in regola per sottoporre Mr. F alle vaccinazioni.

Siamo stati indirizzati all’Health Bureau della città, che deduco essere l’equivalente di un distretto sanitario, dove, dopo un paio di manovre contromano e un parcheggio selvaggio, siamo stati accolti da tre persone dall’inglese abbastanza fluente.

Ma le incomprensioni non sono finite. Nessuno capiva chi ci aveva mandati lì e cosa ci serviva. Nemmeno il nome dell’ospedale era di facile comprensione, perchè noi lo nominavamo in inglese, e loro lo conoscevano con il nome cinese.

Finalmente arriva una quarta persona dall’inglese ancora più fluente, che capisce le nostre richieste e ci indirizza allo sportello corretto.

E mentre noi davamo inizio alla saga “traduci in cinese il libretto delle vaccinazioni italiane” una folla si assiepava attorno a noi, occidentali e pure dotati di cucciolo bipede.

Almeno 15 persone che si contendevano sorrisi e gorgheggi del nanetto, che sicuramente avrà davanti a sè una lunga carriera politica (ricordati di tua madre!).

Niente, nonostante la traduzione letterale dei documenti non si arrivava ad una conclusione certa. Gli animi si surriscaldavano, io iniziavo a bollire come una caffettiera sul fuoco.

Un “Sit down and relax!” ha messo fine alla discussione, e finalmente, dopo un’intera mattinata avevamo il responso: niente vaccino, torni l’anno prossimo!

Epilogo

C’è di buono che siamo usciti dall’Health Bureau con la documentazione in ordine, un libretto sanitario nuovo di zecca e una voglia di brindare con un bicchiere di bianco.

Sembra, inoltre, che, nonostante le apparenze, siano ben organizzati, in fatto di vaccini. Ne è un esempio la possibilità di effettuare in loco anche i richiami dell’esavalente, che qui non è somministrato di prassi. In Italia questo non è possibile.

Sull’onda dell’entusiasmo abbiamo mandato un Line (in gergo: un messaggio su Line, l’app di messaggistica) alla nostra Betty, che ha concluso inviandoci ….. la foto di un gatto!

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